L’analisi di De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo in città per il Festival dell’Economia
TRENTO. Sarà a Trento per l'inaugurazione della settima edizione del Festival dell'Economia in rappresentanza di Intesa Sanpaolo, socio fondatore della manifestazione. Gregorio De Felice, chief economist del maggior gruppo bancario italiano, è nella posizione di chi ha la possibilità - e la responsabilità - di valutare ciò che accade sia con lo sguardo breve dei mercati, sia con la visione di chi scruta le tendenze di fondo.
Dottor De Felice, quest'anno il Festival dell'Economia ha come tema “Cicli di vita e rapporti tra generazioni”. E' privilegiato lo sguardo lungo, ma non si può ignorare l'interrogativo (lo spettro?) che s'aggira oggi in l'Europa e condizionerà il futuro: la Grecia resterà nell'Euro o ne uscirà?
E’ sempre più diffusa la consapevolezza tra i greci che un’uscita dall’euro implicherebbe uno scenario di gran lunga peggiore rispetto ai sacrifici richiesti dal piano di salvataggio. Iperinflazione e forte deprezzamento della dracma renderebbero molto costoso l’approvvigionamento di materie prime e isolerebbero totalmente il paese. Ritengo che, almeno per ora, dalle elezioni emergerà una maggioranza in grado di formare un governo e che il tema dell’uscita della Grecia dall’euro risulterà rinviato.
Nell'attesa delle elezioni greche del 17 giugno e, qualche giorno dopo, del G20 a Città del Messico, i patrimoni liquidi fuggono da Atene e lo stesso comincia ad accadere in Spagna. Un segnale di forte insicurezza. In Italia ci sono questi timori? E cosa dovrebbe fare l'Europa?
In Italia non si osserva alcuna riduzione dei depositi bancari. I risparmiatori sono fiduciosi nella capacità di uscire dalla situazione in cui siamo. L’Europa dovrebbe riconoscere in maniera tangibile gli sforzi compiuti dall’Italia con manovre correttive di circa 80 miliardi euro per quest’anno e il prossimo. Sarebbe ora di annunciare una rete di sicurezza per il rinnovo del debito pubblico di quei paesi che hanno mostrato capacità di procedere con decisione sulla strada del rigore.
Il nostro debito pubblico nazionale, altra grande presenza nello scenario della crisi. Se nel 2008 il 54% dei titoli del tesoro erano in mano straniera, nel marzo scorso la percentuale era scesa a quota 32. Una fuga compensata dai portafogli di banche e famiglie italiane. Male o bene?
Il fenomeno riflette l’attuale scetticismo degli investitori esteri su governance europea e scarsa capacità di accompagnare il rigore con azioni di stimolo della crescita. La risposta dei risparmiatori con l’acquisto dei Btp Italia è molto incoraggiante e indicativa di una forte volontà di sostenere il nostro debito pubblico. Il Giappone ha un rapporto debito pubblico/Pil superiore al 200% e non ha problemi di mercato perché la quasi totalità del debito è in mano a investitori domestici. E’ però preoccupante osservare questa riduzione nel grado di integrazione finanziaria europea.
I grandi istituti italiani hanno prelevato 248 miliardi di euro nelle due aste della Bce, eppure il ministro Passera qualche giorno fa a Treviso ha sollecitato le banche a concedere più credito. Dov'è finita quella liquidità e cosa ci si aspetta che faccia il governo?
Nel caso di Intesa Sanpaolo il 58% dei fondi è stato impiegato per garantire impieghi a famiglie e imprese a condizioni favorevoli. Il resto è stato prevalentemente utilizzato per acquistare titoli di stato italiani con scadenze brevi. Mi aspetto un’accelerazione nell’azione di Governo per quanto riguarda il sostegno allo sviluppo e alla creazione di opportunità occupazionali, soprattutto per i giovani.
L’economia soffre in tutte le regioni. Intesa Sanpaolo ha acceso osservatorii in molte realtà. Come hanno reagito Trentino ed Alto Adige al crack del 2008 ed alla recessione?
La regione ha caratteristiche strutturali che hanno reso più facile far fronte alla crisi. L’elevato peso dell’attività turistica e dell’agro-industria hanno ammortizzato gli effetti della crisi. Tra il 2007 e il 2011, il PIL regionale è cresciuto mediamente dello 0.6% all’anno, un punto in più rispetto alla media nazionale.
Puntando il faro su due importanti comparti agroalimentari, qual è nelle due province l'andamento del settori mele e vini?
I buoni risultati dell’export regionale sono stati trainati dai i quattro distretti agro-alimentari della regione: le mele dell’Alto Adige (+19,8%), le mele del Trentino (+23,3%), i vini bianchi di Bolzano (+11,6%) e i vini rossi e bollicine di Trento (+7,6%). Le esportazioni del distretto delle mele dell’Alto Adige, polo maggiormente proiettato sui mercati esteri rispetto al distretto delle mele trentine, nel 2011 sono cresciute su tutti i principali mercati di riferimento, Germania in primis, mentre la vendita di mele trentine ha registrato un calo su questo mercato e un’accelerazione sui mercati dell’est (Bulgaria e Romania). I due distretti dei vini crescono invece sui principali mercati di riferimento (Germania, Stati Uniti e Regno Unito).
E posto che gli andamenti positivi si vedono solamente nell'export, cosa segnala il termometro Btb-Intesa Sanpaolo in Trentino Alto Adige?
Negli ultimi mesi le difficoltà dell’Italia stanno avendo un impatto sensibile anche nella regione. Da fine 2011, il numero di imprese che si sono cancellate dai registri delle camere di commercio ha superato quello delle nuove iscrizioni. Fortunatamente, le sofferenze sui prestiti bancari rimangono invece per ora ancora piuttosto basse.
Le chiediamo di fare una previsione: quanto durerà la crisi?
Mi perdonerà, ma le rispondo che molto dipenderà dalla capacità dei leader europei di dare una svolta alla politica economica, oggi schiacciata da un’impostazione che suscita sempre meno prospettive di benessere per circa 300 milioni di cittadini.
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