Allarme della Cgil: «Il redditometro voluto dal governo sarebbe penalizzante» Trento e Bolzano presentano un emendamento ad hoc per ottenere la deroga
TRENTO. Da Roma potrebbe arrivare un nuovo colpo all’autonomia trentina (ma anche di Bolzano e Aosta), e questa volta toccherebbe il welfare. La denuncia arriva dalla Cgil e riguarda l’Icef, il cosiddetto redditometro. Il governo vuole applicare il suo strumento di calcolo, ossia l’Isee, sostituendolo all’Icef per l’accesso alle prestazioni sociali. «Un rischio per il nostro sistema provinciale di welfare», ammette Franco Ianeselli della Cgil, «perché l’Isee è molto più rigido e penalizzante rispetto all’Icef». E per salvaguardare l’autonomia si sono già mosse le Province di Trento e Bolzano, presentando un emendamento che garantisca una deroga per gli indicatori già in uso per valutare la condizione di reddito e patrimonio in quelle Regioni in cui già esistono, ossia l’Icef in Trentino e il Durp in Alto Adige.
Il governo Monti sta lavorando da tempo a un ripensamento dell’Isee. L’intervento fa parte di una serie di misure per la revisione della spesa sanitaria, che prevedono tra l’altro a livello nazionale l’addio al ticket e l’introduzione di una franchigia (una soglia stabilita in base al proprio reddito, oltre la quale le spese sanitarie sarebbero a carico dello Stato). In questo ambito rientrerebbero anche i nuovi criteri per l’Isee, che finora non è mai stato usato in Italia per le prestazioni sanitarie tranne che per calcolare singole esenzioni. Insomma una novità per tutti, Trentino compreso. Ma da noi comporterebbe conseguenze pesanti, così almeno la pensa la Cgil di Bolzano. «Ha un senso pensare di introdurre l’Isee per le prestazioni sanitarie nelle altre regioni - dice il segretario Lorenzo Sola - ma in Alto Adige abbiamo lavorato anni per arrivare al Durp, non avrebbe senso creare un doppione, un redditometro per la sanità e uno per il sociale».
In Trentino l’Icef è utilizzato per una ventina di politiche, dai contributi per la casa alle rette per le case di riposo, dai contributi per mense e trasporti pubblici al reddito di garanzia per chi è sotto la soglia di povertà. E da ultimo è stata decisa la sua estensione anche alle tariffe per gli asili nido. Un sistema che secondo la Cgil funziona bene, «perché - spiega Ianeselli - negli anni ha garantito la necessaria flessibilità e ha permesso di variare i benefici a seconda del peso di reddito e patrimonio familiare». A differenza dell’Icef, l’Isee voluto dal governo calcolerebbe anche la prima casa: quindi il calcolo penalizzerebbe rispetto a oggi il 70% della popolazione, comprese le famiglie che pagano un mutuo o chi ha dovuto comprare casa perché il mercato dell’affitto è inarrivabile. La proposta di deroga avanzata da Trento e Bolzano è ora all’esame dei ministeri: un’ennesima partita aperta sul tavolo delle trattative tra Roma e le Province autonome.
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