TRENTO. Prezzi stabili, sia per il nuovo che per l’usato. Ma tempi di vendita sempre più lunghi. Risultato: un terzo delle case trentine sono disabitate. Era questa la fotografia scattata a metà...
TRENTO. Prezzi stabili, sia per il nuovo che per l’usato. Ma tempi di vendita sempre più lunghi. Risultato: un terzo delle case trentine sono disabitate. Era questa la fotografia scattata a metà dicembre scorso da “Guida casa 2012”, l’annuale rapporto della Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari). E oggi, dopo altri cinque mesi di crisi, come sta il mercato locale del mattone? Male, è la risposta sconsolata di Severino Rigotti, presidente uscente di Fimaa Trentino, che proprio domani rinnoverà i propri organi direttivi: «La situazione è la stessa di allora - afferma - sotto certi punti di vista è addirittura peggiorata». Il persistere della congiuntura negativa si ripercuote insomma anche sul bene rifugio per eccellenza degli italiani, appunto la casa, che perde sempre più appeal. E le ragioni sono ovvie: le notizie di ogni giorno non facilitano certo la propensione all’investimento. Tutti restano alla finestra, in attesa che passi la bufera ma al tempo stesso sperando che i prezzi crollino. Perché il dato principale è ovviamente legato alla disponibilità di soldi da spendere: che sono sempre meno. Senza considerare il fattore Imu, che certo non aiuta.
«I prezzi sono stabili, l’unico dato di parziale novità è quello relativo all’usato, che prende sempre più piede - spiega Rigotti - ma anche qui c’entra la crisi: si tratta soprattutto di disinvestimenti per paura del futuro». Tanto che chi oggi vende case acquistate appena sei-sette anni, il più delle volte lo fa in perdita: senza neppure recuperare quanto speso a suo tempo. Non crede, Rigotti, che manchi la richiesta: ogni anno in Trentino nascono infatti 3 mila nuove famiglie. Il problema sono i prezzi, quasi sempre non abbordabili per giovani coppie. Soprattutto perché le banche nel mattone non credono più. Un esempio? I mutui. «Una volta venivano erogati anche al 120% della somma necessaria per l’acquisto di una casa - spiega Rigotti - oggi si arriva appena al 60% del valore dell’immobile. E gli altri 80-90 mila euro necessari, chi li ha da parte?». Il comparto soffre per la stretta del sistema creditizio anche sul fronte delle imprese edili: esposte con le banche, ma senza entrate nelle proprie casse. Il che blocca ogni nuova iniziativa. E considerando che per costruire servono anni di lavoro, un domani, se e quando la crisi passerà e la domanda tornerà a livelli normali, di case nuove non ce ne saranno. «Accadrà allora quello che è sempre avvenuto, ad esempio nell’85 e nel ’95 - conclude Rigotti - quando i prezzi esplosero proprio per carenza di offerta».
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