Omicidio di Rovereto, preso l'assassino

L'uomo, Carmelo Monforte (originario di Giarre e residente a Trento) ha confessato: l'avrebbe accoltellato per una proposta omosessuale dopo una cena assieme. L'uomo era stato arrestato in treno per furto mentre stava scappando da Rovereto

    di Mara Deimichei

    ROVERETO. L’intuizione all’una della notte fra lunedì e martedì, otto ore dopo aver scoperto l’omicidio di Cristian Gottardi. La persona da cercare è lui. Poi una lunga attesa fino a ieri pomeriggio alle 16 quando, nel carcere di San Vittore, gli è stato consegnato il decreto di fermo. E la ricerca è finita. Carmelo Monforte, 43 anni originario di Giarre ma da anni residente a Trento, è accusato di omicidio volontario. È sospettato di aver ucciso con sette coltellate - due quelle mortali - Cristian nel suo appartamento di via Flaim fra le 17 e le 18 di domenica. Il movente lo ha raccontato lo stesso Monforte confessando l’omicidio. L’uomo ha spiegato che Gottardi gli aveva fatto delle avances sessuali e lui ha reagito accoltellandolo a morte. E poi è fuggito.

    L’incontro. L’amicizia tra Monforte e Gottardi è tutt’altro che di vecchia data. I due si sono conosciuti venerdì pomeriggio - ha spiegato Monforte ai carabinieri - nella stazione ferroviaria di Trento. Era la prima volta che si vedevano ma dopo poche battute, Gottardi ha deciso ugualmente di invitarlo a pranzo, nella casa di via Flaim, per domenica. E così la scena si sposta a Rovereto, nell’appartamento al piano terra. I due ordinano la pizza a domicilio (due «americane» per la precisione) e chiacchierano nel salotto. Non succede nulla di strano: passano un pomeriggio in amicizia.

    La donna. Alle 16.30 Gottardi esce in strada. Ad aspettarlo c’è una donna (la sua identità è tutt’ora sconosciuta). I due litigano animatamente e sono queste le urla che saranno poi raccontate da una vicina di casa ai carabinieri. Ma è stato accertato: si tratta di un incontro che nulla ha a che fare con l’omicidio. Il 38enne quindi torna nell’appartamento dove c’è ancora Monforte. Di lì a pochi minuti le cose precipitano e a raccontare quello che è avvenuto è l’uomo ora accusato di omicidio volontario.

    Le avances. Gottardi - spiega Monforte - gli si sarebbe avvicinato e gli avrebbe fatto delle chiare proposte sessuali. Che sarebbero state rifiutate con decisione. La vittima allora avrebbe chiuso a chiave la porta di casa, un gesto che pare abbia causato un raptus da parte di Monforte. Che ha preso un coltello (lungo una trentina di centimetri di cui venti di lama) e ha colpito Gottardi più volte. Le prime all’addome e al torace provocandogli anche un lesione dell’aorta. La vittima cade per terra, su una coperta, e l’altro uomo se ne va. Prima di lasciare l’appartamento, però Monforte, ha chiuso a chiave la porta della camera da letto. Un gesto che ancora non ha un significato ma forse è stato semplicemente un modo per mettere una barriera fra l’omicidio e il resto del mondo.

    Il ritorno a casa. È sempre Monforte a raccontare al capitano Alessandro Firinu, il comandante del nucleo investigativo che ieri all’alba è partito per Milano per interrogarlo, quello che ha fatto dopo esser uscito dall’appartamento. Ha preso un treno ed è tornato a casa, a Trento, in via Conci. «Era visibilmente scosso» ha raccontato 24 ore dopo la sua compagna ai carabinieri. Dopo una notte che è difficile immaginare serena, l’uomo torna in stazione per prendere il treno. Probabilmente non sa dove andare, non ha una meta e sceglie Milano perché la grande città potrebbe offrirgli la possibilità di sparire nell’anonimato. È la fuga.

    L’arresto. Il presunto omicida e sicuramente alla stazione centrale nel tardo pomeriggio di lunedì. Più o meno nello stesso momento in cui veniva scoperto il corpo senza vita di Gottardi, lui veniva arrestato dalla polizia ferroviaria. Per tutt’altro. In un negozio della stazione, infatti, aveva utilizzato una carta di credito bloccata perché era stata rubata. Viene così portato in carcere a San Vittore.

    Il telefono. Intanto a Rovereto iniziano le verifiche per scoprire l’omicida. E ci sono anche quelle sul tabulato del cellulare di Gottardi. In particolare ci sono un paio di numeri che sono giudicati «interessanti». Uno di questi - entrato in contatto con la vittima proprio domenica - è intestato ad una donna. È la compagna di Monforte che spiega che quel numero lo usa l’uomo. Ci sono vari indizi che portano verso di lui e quindi viene avviata la ricerca. Che incrocia con i dati della Polfer: Carmelo Monforte, 43 anni residente a Giarre ma domiciliato a Trento, si trova in carcere a San Vittore. Ieri mattina all’alba i carabinieri del nucleo investigativo partono per il capoluogo lombardo per sentire Monforte come persona informata sui fatti. Dopo alcune domande l’uomo cade in contraddizione. Non una volta sola. Ed è la fine.

    La confessione. Lo ha detto lui stesso: «ho ucciso Gottardi» e ha quindi raccontato dell’incontro, della pizza, delle proposte sessuali e delle coltellate. Alle 16 del pomeriggio arriva il decreto di fermo firmato dal sostituto procuratore di Rovereto, Fabrizio De Angelis. L’accusa è pesantissima: omicidio volontario. Un decreto che, in attesa della convalida, intanto chiude il cerchio su questa tragica vicenda. I carabinieri lo avevano detto dall’inizio: l’assassino va ricercato nella cerchia delle conoscenze. Ma il carattere aperto e generoso di Cristian Gottardi lo ha portato ad invitare a casa sua una persona appena conosciuta, ad aprire la porta all’uomo che poco dopo lo avrebbe ucciso.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    17 maggio 2012
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