Al Sociale lo spettacolo «Scritto a matita» Finazzer Flory rivisita i paesaggi della mente
di Maddalena Di Tolla
Cercare la montagna innanzitutto come visione, dentro di sé, e l'avventura vicino a casa, per la giovane promessa (già realizzata) dell'alpinismo italico e guida alpina Hervé Barmasse; ammettere la propria vanità e la propria fragilità, smettere di perseguire gli errori, per lo scrittore Mauro Corona (che non scherza più con il fuoco dell'alcool), e poi ancora continuare ad arrampicare alla grande ma anche restituire, per il fortissimo statunitense Steve House, alpinista ispiratore di tanti giovani e guida alpina, anche lui. E poi naturalmente, come sempre, affrontare i propri limiti fisici e mentali, concentrarsi sull'ascesa, mossa per mossa, e correre dei rischi, inevitabili. Ma per Mauro Corona, invece, dire la verità anche sulla vanità degli alpinisti, che amano mostrarsi e raccontare le loro imprese e magari ogni tanto infilano qualche bugia (Corona ne ha ammessa una: spacciò una salita per solitaria quando non lo era, un tempo). Sono alcuni degli stimoli pervenuti dalle serate alpinistiche o montanare, perché Corona resta uomo della montagna, prima che scrittore. Tutto questo alla gente piace ancora, infatti le sale erano sempre piene e anche per la commemorazione storica dei sessant'anni di Festival e di alpinismo, con Reinhold Messner e gli altri protagonisti di una storia appassionante, ieri sera gli organizzatori hanno fatto i salti mortali per far entrare quanti più spettatori possibile. Auditorium e Teatro Cuminetti erano pieni e parecchia gente è rimasta a casa. Solo la serata con lo spettacolo “Il chiarore dell'alba”, dedicato ai sessant'anni del Soccorso Alpino, a cura di Antonia Dalpiaz e Rosario Fichera, è andata quasi buca, con circa duecento persone in sala, sugli ottocento posti che tiene il Santa Chiara. Peccato, anche se lo spettacolo era in effetti poco riuscito e troppo poco emozionante, con scarso ritmo, era un omaggio doveroso agli angeli della montagna, da parte della comunità trentina. E questa sera infine si chiude, alle 20.30, al Teatro Sociale, fra scrittura e premiazioni. Andrà sul palco lo spettacolo “Scritto a matita su un libro in vetta” di e con Massimiliano Finazzer Flory. Si tratta di una lettura teatrale, della durata di circa un'ora, accompagnata da una tromba, di alcuni brani del grande scrittore-alpinista e giornalista bellunese Dino Buzzati, tratti dal suo capolavoro “Il deserto dei Tartari”, del 1940. Un libro che è un omaggio alla frontiera come paesaggio della mente e dell'immaginario. Finazzer Flory interpreterà anche alcuni brani tratti dagli articoli di Buzzati apparsi sul Corriere della Sera e altre testate fra il 1932 e il 1970, dedicati alla montagna e successivamente raccolti ne “I fuorilegge della montagna”, libro a cura di Lorenzo Viganò (edizione Mondadori). Lo spettacolo è curato in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera. Nel corso della serata inoltre sarà proiettato, in collaborazione con Fondazione Caritro e Fondazione Cineteca Italiana-Milano, il corto restaurato “Trento e dintorni”, della serie “Bellezze italiche” a suo tempo realizzata d. a Pietro Marelli. SI vedranno immagini storiche del Castello del Buonconsiglio e del lago di Caldonazzo, ad esempio, come cartoline cinematografiche di un paesaggio e poi immagini riprese nelle valli trentine. che ritraevano usi e i costumi visti come quasi fuori dal tempo. Sotto un profilo tecnico, questo lavoro – segnalano gli organizzatori - “si avvaleva in modo particolarmente riuscito dei procedimenti di imbibizione della pellicola, ovvero della colorazione delle immagini mediante bagni di mordenzatura dalle diverse tinte; ciò che conferisce al film una smagliante qualità cromatica, rispondente tanto a criteri realistici quanto a ricercate soluzioni espressive.”
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