LASINO. Una sala consiliare stracolma (con larga rappresentanza di Castel Madruzzo) ha ricordato don Felice Vogt, il curato per antonomasia di Castel Madruzzo per 57 anni (1900 – 1958). Un’iniziativa...
LASINO. Una sala consiliare stracolma (con larga rappresentanza di Castel Madruzzo) ha ricordato don Felice Vogt, il curato per antonomasia di Castel Madruzzo per 57 anni (1900 – 1958). Un’iniziativa spontanea, quella curata da Tiziana Chemotti, tributo a un personaggio semplice, dotato di una profonda cultura e animato da una passione per la storia locale. A don Vogt si devono le più significative scoperte archeologiche nei primi decenni del ‘900 in Valle di Cavedine, a partire dalla grotta sepolcrale della “Cosina” a Stravino.
Al di là del suo ruolo di prete di campagna, don Vogt ha lasciato il ricordo di una forte personalità. A seguito della denuncia anonima di due persone, per due anni e mezzo, durante la Prima guerra mondiale, fu internato dalle autorità austro-ungariche nei campi di Katzenau e Mittendorf per il suo orientamento irredentista filo italiano. Don Vogt, inoltre, diede lustro alla storia della Famiglia Madruzzo con i suoi approfondimenti su antichi documenti e grazie alla sua amicizia con gli allora proprietari del famoso castello (Larcher). E queste ricerche consentirono a don Felice di confutare talvolta credenze popolari addirittura leggendarie, sostituendole con una più critica verità storica.
La serata a Lasino è stata animata da letture, dai canti proposti dal coro di Castel Madruzzo e, con la collaborazione della locale filodrammatica S.Siro, da scene dedicate ai momenti salienti della vita del curato.
Nell’intervento finale, padre Aurelio Cimadon, ultimo parente vivente di don Felice, ha ringraziato gli organizzatori per la serata. (m.b.)
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