Storia del parato comprato e difeso da Castelnuovo

CASTELNUOVO. Un parato liturgico tanto antico quanto prezioso, che porta con se una storia fatta di preti, gendarmi e gente comune, di tentati furti e di segreti nascondigli. Capolavoro tessile...

    CASTELNUOVO. Un parato liturgico tanto antico quanto prezioso, che porta con se una storia fatta di preti, gendarmi e gente comune, di tentati furti e di segreti nascondigli. Capolavoro tessile risalente al Settecento, il paramento di proprietà del Comune è rimasto finora sconosciuto.

    Sono diversi gli elementi che lo costituiscono: un piviale (mantello), una pianeta, due dalmatiche, tre manipoli, una stola ed un velo da calice, confezionati in tessuti pregiati in raso di seta ricamato con ciniglia di seta policroma e filati metallici dorati. A riportarlo all’antico splendore un laborioso intervento di recupero, promosso e finanziato dalla Provincia, che ha consentito di salvare i preziosi tessuti che d’ora in poi verranno custoditi in un locale per la loro ottimale conservazione. Ieri in teatro parrocchiale l’assessore Chiara Andriollo, Claudio Strocchi e Roberto Perini della Soprintendenza, e la restauratrice Anna Passarrella hanno del parato.

    Siamo all’8 agosto 1805 alla presenza del curatore d’anime Dal Negro di Bieno, dell’ufficiale dell’artiglieria francese De La Croix e di alcuni cittadini di Castelnuovo che lo acquistano per mille fiorini d’oro. «Il parato era in mano all’ufficiale francese in quanto frutto delle ruberie dell’esercito napoleonico in Italia. Si pensa arrivi dall’area veneta», ha spiegato Strocchi, ricordando come si tratti di un manufatto senza uguali. Il parato viene consegnato a Dal Negro ma non in proprietà. Il parroco potrà utilizzarlo solo in alcune occasioni: primo dell’anno, Natale, Pasqua, S. Margherita, S. Leonardo e Ognissanti. Nel 1919 fu portato a Trento per evitare depredamenti e tornò a Castelnuovo nel 1925, conservato in Comune nell’appartamento di Luigi Denicolò, stipendiato per sorvegliarlo. Il paramento è resistito alla trafugazione da parte di cittadini di Borgo e al tentativo di vendita di un parroco. Fu custodito a turno dalle famiglie del paese e poi rinchiuso in una cassaforte blindata nella sacrestia. Fino al suo restauro, iniziato nel 2010, che ha richiesto 1.800 ore di lavoro.(m.c.)

    22 aprile 2012
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