Gianni Bort (Unione commercio)
TRENTO. «Lo diciamo senza falsi pudori: l'evasione fiscale danneggia in primis l'erario, ma anche le imprese che si comportano correttamente, perché si tratta di concorrenza sleale. La lotta all'evasione è giusta e condividiamo in pieno l'azione degli organi di controllo, ma non dimentichiamo che in Italia la pressione fiscale è elevatissima». Gianni Bort, presidente dell'Unione commercio, commenta così i dati relativi ai controlli effettuati nel 2011 dalla Guardia di finanza, che hanno scoperto tasse evase per 510 milioni di euro: una cifra in notevole aumento rispetto ai 200 del 2009 e ai 350 del 2010, ancora più significativa se si considera che le ispezioni sono state un centinaio in meno dell'anno precedente. Ma sono dati che non sorprendono Bort: «Meno controlli ma nei confronti di aziende maggiormente strutturate, con fatturati più elevati: per questo il recupero è stato maggiore». Erano state proprio le categorie economiche, nei mesi scorsi, a lamentare l'elevata pressione esercitata dalle Fiamme gialle: «Ma il problema è quello dei controlli complessivi sul mondo delle aziende: Inail, Ispettorato del lavoro, il peso insomma della burocrazia». E Bort sottolinea come il dato relativo agli scontrini non emessi, che lo stesso comandante regionale della Finanza, il generale Francesco Attardi, stimava in un fisiologico 13,6%, sia nettamente inferiore rispetto al resto d'Italia: «A Venezia, per dire, siamo al 24%». Per il presidente dell'Unione commercio, comunque, il problema resta quella di una legislazione farraginosa: «Sburocratizzazione, semplificazione... di dichiarazioni in tanti anni ne ho sentite a bizzeffe: ma all'atto pratico siamo sempre fermi. Pochi giorni fa abbiamo avuto una riunione con i veterinari sulle normative relative alle carni: una situazione incredibile, che scoraggiano l'imprenditore dal proseguire la propria attività». Anche Roberto De Laurentis, presidente dell'Associazione artigiani, sottolinea come il grosso del recupero (460 milioni su 510) da parte della Finanza venga da evasori totali o paratotali: «Significa che il resto dell'evasione raggiunge valori molto ridotti, a riprova che è tendenzialmente in diminuzione. Parlo per la mia categoria: il calo del lavoro ha costretto ad agire correttamente, se non altro per rientrare nei parametri degli studi di settore». Una maggiore "emersione" insomma, che De Laurentis individua in particolare nel settore dell'edilizia. «La nostra associazione cerca di far capire a tutti che le tasse vanno pagate e siamo in prima linea nella denuncia del lavoro nero - conclude - ma la politica non può agire solo attraverso la tassazione, specie in un momento come questo: a forza di mungerla, la mucca schiatta. Se in Trentino c'è ancora qualche sacca di evasori, si tratta di una forma di esagerata autotutela nei confronti di uno Stato canaglia che spesso se lo merita».
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12 febbraio 2012