Sait, Dalpalù travolge il dissenso

Statuto approvato con 4 contari, 1 astenuto. «Sempre aperto al confronto»

    di Roberto Colletti  TRENTO. Renato Dalpalù sprizzava soddisfazione. Ha aperto l'assemblea a passo di carica e dopo tre ore di interventi senza peli sulla lingua aveva travolto resistenze e riserve. Il nuovo statuto del Sait è stato approvato dalle 75 cooperative con 4 voti contrari ed un'astensione. Il risultato non lascia dubbi: la "dissidenza" c'è, tanta quanta basta per evitare consensi bulgari, ma non fa proseliti. Ed anche chi ha mantenuto riserve sulle nuove regole di convivenza o sulla gestione ha deciso che è meglio far valere le proprie ragioni senza rotture, affidandosi al dialogo interno piuttosto che allo scontro.  I cento è più soci del Conzorzio da queste assise straordinarie escono più compatti. «Accetto le critiche e sono pronto a misurarmi con chi sollecita maggior dialogo. Le mie porte saranno sempre aperte, ma voi apritemi le vostre. Mettetemi alla prova...». Con quest'impegno il presidente del Sait ha superato il primo, serio esame ad un anno e mezzo dalla sua elezione, nel giugno 2010. Con la benedizione di Schelfi che ha seguito i lavori, attento a questa prima, importante traduzione delle linee guida che la Federazione s'è data nel 2008, anno di crisi, in uno statuto che pretende più responsabilità, più formazione, più partecipazione. Nel Sait questo si traduce sopratutto nell'obbligo dei soci a non aderire ad iniziative che danneggino o facciano concorrenza allo stesso Consorzio (è successo anche questo) e nelle nuove norme per regolare l'eventuale uscita. Sino a ieri bastava darne comunicazione entro settembre e con il 1º gennaio successivo la cooperativa uscente era libera.  «Una libertà che, con i tempi che corrono, rischia di mettere in difficoltà chi resta, va dunque coniugata con la responsabilità» ha spiegato Dalpalù. Chi se ne va dovrà perciò rispettare una "finestra" di due anni, oppure pagare un'indennità pari al 12 per cento, calcolato sul 70 per cento del proprio fatturato. In caso di investimenti impegnativi, invece, il consiglio d'amministrazione potrà sospendere il diritto d'uscita per un certo numero di anni, in modo da non mettere a rischio i piani d'ammontamento dei debiti.  Sulla sostanza delle regole poche le obiezioni, se non sulla misura. Giuliano Beltrami della Famiglia del Chiese, per esempio, avrebbe preferito una finestra più breve ed un'indennità meno pesante, ma ha approvato lo statuto che, dopo anni di polemiche senza sbocco e di tensioni ricorrenti, ha posto le basi per un rinnovato patto mutualistico. E che si apra una fase nuova lo ha sottolineato con passione Marina Mattarei, presidente della Famiglia di Rabbi e Sole, nonché vice presidente della Federazione, riconoscendo a Dalpalù «grande onestà intellettuale» per come lui ed il consiglio del Sait hanno dato «giusta forma ed equilibrata soluzione» alle preoccupazioni delle cooperative di consumo. Una benedizione, questa, che vale quanto quella di Schelfi. «Le mie porte saranno sempre aperte» ha concluso Dalpalù «la mia sfida è il confronto permanente.» E' stata la carica finale.  

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    11 febbraio 2012

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