La lunga strada verso le fusioni «I costi vanno razionalizzati»

     TRENTO. La questione centrale per il futuro delle Famiglie cooperative riguarda, in prospettiva, i rapporti tra l'anima sociale e la necessità di badare ai conti. Che non sempre tornano. «Le Famiglie sono 75 e molte di loro, 22 per l'esattezza, hanno un fatturato sotto il milione di euro», ricorda Dalpalù. Il nodo della loro riorganizzazione non può essere risolto dal Sait, è un tema generale che dev'essere affrontato dalla Federazione. All'organizzazione di questo confronto si sta dedicando Giuseppe Fedrizzi, responsabile del settore Consumo, perché possa risolversi entro l'anno.  Qualche idea, tuttavia, è già maturata. «Credo che le Famiglie seguiranno l'evoluzione delle Casse Rurali: riorganizzazione e fusioni. Non si tratta, però, di un processo tecnico, dovrà essere una maturazione culturale. Non esiste un modello fisso di cooperativa, ogni realtà dovrà misurarsi con i propri soci e con il proprio mercato», dice Dalpalù. Rinnovarsi è tuttavia necessario, sopratutto nella gestione del personale che conta 2.100 lavoratori, cui si aggiungono i 650 dipendenti del Sait.  «In un mercato alimentare fortemente omologato nei prodotti e prezzi, è il fattore umano a fare la differenza, sia dal punto di vista della gestione, sia per quanto riguarda il rapporto diretto con il socio ed il cliente. Dobbiamo investire di più in formazione e creare le condizioni per valorizzare chi lavora nelle Famiglie. Preoccupazione ancor più urgente se si considera che il 67 per cento delle spese è destinato al costo del personale», sottolinea il presidente. E' qui, nella professionalità e nella qualità dei rapporti umani, che Sait e Famiglie potranno difendere il 40% del mercato che si sono conquistati in Trentino.  Poi c'è il nodo della dimensione. Per esempio nel Primiero-Vanoi, dieci mila abitanti, opera una sola Cassa Rurale, ma ci sono 6 cooperative di consumo: «Non so se la soluzione sia un'unica Famiglia, ma tra sei ed una sola, una misura giusta ci sarà... Come, del resto, ritengo che lungo l'asta dell'Adige il numero di società sia eccessivo: moltiplicano i costi fissi ed inevitabilmente non sono in grado di gestire al meglio né la formazione, né l'impiego del personale». Riorganizzazione, dunque, «perché il nodo è il controllo dei costi. Anche se, ripeto, non esiste il modello di Famiglia standard. La scelta è affidata alla maturità dei soci e degli amministratori. Il futuro, è nelle loro mani. Ed è giusto che sia così». (r.c.c.)
    08 febbraio 2012

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