di Chiara Bert
Il senatore del Pd Giorgio Tonini
TRENTO. «L'elemento abnorme delle nostre retribuzioni era il vitalizio e l'abbiamo finalmente abolito. Ma che un parlamentare guadagni 4.500 euro netti a me sembra ragionevole, è lo stipendio di un medio dirigente pubblico». Il senatore Giorgio Tonini (Pd) commenta così gli ultimi tagli del parlamento. E sui costi di Comunità di valle e circoscrizioni suggerisce: «Per gli incarichi che non sono a tempo pieno va riscoperto l'impegno volontaristico».
Senatore Tonini, di fatto i 1300 euro lordi che vi siete tolti annullano l'aumento che sarebbe scattato con l'abolizione dei vitalizi. È così?
La cosa insostenibile delle nostre retribuzioni era che si potesse andare in pensione a 50 anni senza corrispondenza tra la pensione e i contributi versati. Che un parlamentare guadagni, come oggi, 4.500 euro netti lo trovo invece ragionevole, è lo stipendio di un medio dirigente pubblico.
Dopo gli ultimi tagli...
Bene hanno fatto Camera e Senato a varare questa stretta. Ricordo però che la busta paga era già stata ridotta di circa 1000 euro con le manovre dello scorso anno. Sono stati piccoli interventi, ma un passo alla volta siamo arrivati ad un punto di equilibrio.
Eppure i dati indicano che gli stipendi dei parlamentari italiani sono al di sopra della media europea.
La retribuzione netta è nella media, il lordo invece risultava molto più elevato (11 mila euro, ndr) perché incorporava il vitalizio. Ed è proprio la cancellazione del vitalizio, e il passaggio al sistema contributivo come per tutti gli altri lavoratori, che nell'immediato portava ad un guadagno netto di 800 euro in busta paga. Un paradosso che è stato per fortuna evitato decidendo di congelare l'aumento.
A suo avviso va bene così o va fatto dell'altro?
È stata fatta anche un'operazione trasparenza, ora il 50% del contributo per i collaboratori, che è di 4 mila euro, dovrà essere rendicontato. E c'è l'impegno dalla prossima legislatura a passare una rendicontazione piena. Sulla trasparenza dunque si può fare di più, ma la priorità a mio avviso resta un'altra.
Quale?
La riduzione del numero dei parlamentari, mille sono troppi. Preferisco avere meno parlamentari meglio pagati, perché altrimenti nessun cittadino con una carriera brillante la abbandonerà mai per candidarsi al parlamento.
Se ne parla da anni e a parole è l'obiettivo di tutti, ma si farà in questa legislatura?
Chiedere a un organismo di ridurre se stesso è la cosa più difficile. Ma la pressione forte dell'opinione pubblica e la consapevolezza dei dirigenti dei partiti fa sperare. Su questo la politica si gioca moltissimo della sua credibilità.
In Trentino i consiglieri provinciali si sono tagliati 290 euro della diaria, ma i costi della politica restano nel mirino dell'opinione pubblica nazionale. Servono interventi più incisivi?
In Trentino la macchina pubblica, amministratori e personale, è molto costosa e dobbiamo metterci nell'ordine di idee di renderla più snella. Per la parte politica credo che occorra riscoprire un impegno volontaristico per tutti gli incarichi che non sono a tempo pieno, passando ad un sistema di rimborsi spese.
Sul disegno di legge nazionale per ridurre i consiglieri regionali il Pd però si è smarcato. Perché?
Noi abbiamo ragioni serie per motivare i nostri 70 consiglieri regionali, perché le nostre Province sono anche una Regione e questo è un elemento di risparmio, e poi abbiamo delle minoranze da tutelare. Probabilmente 35 consiglieri provinciali non sono eccessivi per gestire competenze molto forti, ma attenzione a non trasmettere al resto d'Italia, in un momento in cui tutti stanno facendo sforzi, un messaggio di chiusura. Il modo migliore per difendere l'autonomia, come disse Degasperi, è "fare meglio dello Stato spendendo meno".
03 febbraio 2012