Toccare con mano i prodotti «speciali» di Expo Hotel rimane impagabile ma in futuro - spiega il presidente Pellegrini - sarà sempre più decisivo mettere in campo eventi fieristici che offrono oltre alle merci anche il servizi e le idee (foto Galas)
RIVA. Davanti all'investimento milionario annunciato dalla Provincia per l'ampliamento dell'area fieristica alla Baltera, qualcuno s'è chiesto se ne valesse la pena, se il rischio di trovarsi fra dieci o quindici anni con una cattedrale nel deserto sia concreto. La perplessità di fondo nasce da internet: se è possibile trovare in rete un campionario pressochè infinito di tutto quel che l'uomo produce, che senso ha insistere con mostre di oggetti, per forza limitate, costose per chi espone e spesso scomode per chi le visita? Roberto Pellegrini ha accettato di fornire una risposta. E per evitare l'osservazione fin troppo scontata che era come chiedere alla gatta se le piacesse il lardo, il presidente di Fierecongressi ha scelto di analizzare la ragione del successo, indiscutibilmente sancito dal numero degli ingressi e dalla soddisfazione degli espositori, di Expo Hotel. «Vero -sono parole sue- che gli oggetti sono in internet: però è altrettanto vero che quando un imprenditore deve spendere cinquantamila euro per rifare la cucina dell'albergo, internet non basta più: vuole vedere, toccare, confrontare». Ne discende che mentre le campionarie, generici accumuli dei più diversi prodotti, autentici fallimenti annunciati, chiudono dappertutto, le fiere di nicchia, se mettono in vetrina quel che all'operatore interessa davvero, continuano a suscitare interesse. «Ma c'è un altro aspetto da richiamare. Nella nostra fiera ha incontrato un successo che nemmeno noi ci aspettavamo, il salone con i 24 architetti impegnati ad illustrare le soluzioni offerte dall'evoluzione della tecnica alle esigenze di settore: come sia possibile, per fare un esempio, realizzare una spa di alto livello qualitativo in 60 metri quadri e con una spesa abbordabile. Insomma, accanto ai prodotti ed ai servizi, abbiamo messo in vetrina anche idee, anticipazioni di tendenze, prospettive». Che si tratti della carta vincente è confermato anche nella fiera delle calzature: pur trattandosi di un prodotto diverso, di volume, e d'una produzione di migliaia di pezzi, dove l'esperto deve materialmente prendere in mano la scarpa per decidere se e quante acquistarne, nell'edizione di quest'anno è stata notata una inedita partecipazione agli incontri ed alle tavole rotonde, in passato tradizionali riempitivi del programma. Anche gli scarpari chiedono di sapere come evolve il mercato mondiale, che cosa stia bollendo nelle pentole cinesi, brasiliane ed indiane. Insomma anche in quel caso in vetrina accanto alle scarpe sono finite le idee. In conclusione: anche se nessuno può fornire certezze sul lungo periodo, l'esperienza sta a dimostrare che le fiere rivane tengono bene anche in tempo di crisi.
02 febbraio 2012