L'Autonomia nel mirino della stampa nazionale. Ma Dellai non ci sta e replica duro
Il restauro dellhotel Lido è lultimo attacco della stampa nazionale allAutonomia presunta «sprecona» di Dellai
RIVA. Prima la storia dei politici strapagati, poi quella delle circoscrizioni inutili. Ieri, in prima pagina del Corriere Economia, il terzo attacco - a firma di Sergio Rizzo - all'Autonomia trentina, accusata più o meno velatamente di dissipare i suoi soldi anche finanziando il restauro del prestigioso hotel Lido di Riva. Ecco dunque che lo stesso presidente Dellai, tirato per i capelli, torna a incrociare le spade non solo per difendere la Provincia, ma anche per smentire una serie di inesattezze sull'operazione turistica rivana. «Nel caso specifico dell'Hotel Lido Palace di Riva - afferma Dellai - va sottolineato che nella governance della nuova struttura alberghiera il 49% del capitale sociale è in mani private e l'investimento in ristrutturazione di circa 18,5 milioni di euro è stato dunque finanziato in modo proporzionale anche dai soci privati». Si tratta insomma di un investimento imprenditoriale territoriale frutto di un connubio pubblico-privato, dove per rimettere a nuovo una struttura di eccellenza il 2,7% dell'investimento è stato coperto da contributo pubblico. «I privati - chiarisce ancora Dellai - sono stati coinvolti in una gestione virtuosa, attraverso la quale è stato valorizzato un immobile dismesso in riva al lago, riqualificando l'economia del territorio e assicurando una crescita di valore e di qualità all'economia non solo gardesana». Storicamente l'Hotel Lido Palace è una struttura immobiliare di proprietà pubblica in quanto è inserito nel patrimonio del Comune di Riva da tempo immemore. Nel 2006 è stato conferito ad una società partecipata dalla stesso Comune, in vista di una sua ristrutturazione e riqualificazione. «La città di Riva - si legge ancora in una nota della Provincia - dispone già di un sistema di strutture alberghiere di grande qualità, non a caso qui ci sono ben 17 alberghi a 4 stelle. L'obiettivo legato alla riqualificazione dell'Hotel Lido Palace era e rimane quello di mettere a disposizione della località una struttura ricettiva ancora più qualificata, quindi un 5 stelle, che non esisteva prima nell'area nord del lago di Garda, peraltro un investimento del tutto coerente con la dimensione internazionale di Riva del Garda sotto il profilo turistico, e in tal senso basti ricordare che l'80% del turismo gardesano è internazionale. L'obiettivo dei soci (pubblici) dell'hotel è subito stato quello di coinvolgere i privati: nella governance della nuova struttura alberghiera il 49% del capitale sociale di Hotel Lido Palace spa, infatti, è in mani private e l'investimento in ristrutturazione di circa 18,5 milioni di euro è stato finanziato in modo proporzionale anche dai soci privati. Ma va anche evidenziato che il contributo a fondo perduto della Provincia autonoma di Trento su una parte della spesa "arredi e attrezzature" è stato di "appena" 500.000 euro, ovvero, su 18,5 milioni di euro solo il 2,7% è stato dunque coperto da contributo pubblico». Quanto ai mutui accesi con il locale Mediocredito Trentino-Alto Adige, dalla Provincia si fa sapere che «non si tratta certo di una regalia ma di un'operazione nei confronti di un istituto di credito. E quindi onerosa, con rate di mutuo da restituire a tassi di mercato e non di favore». Nel complesso quindi l'operazione Lido è da considerare virtuosa, perchè «ha consentito attraverso il pieno coinvolgimento dei privati, nel co-finanziamento dell'investimento e nella successiva gestione, di valorizzare un immobile da tempo dismesso, restituendolo all'economia del territorio e della provincia attraverso una struttura ricettiva di lusso come si addice alla località di Riva del Garda. Ad ulteriore puntualizzazione giova ricordare che la Provincia autonoma di Trento vanta altri hotel 5 stelle sul proprio territorio, quattro per la precisione, e che esiste da tempo una normativa provinciale di riferimento che ne definisce il livello e quindi la classificazione, checché ne dicano certi commentatori della stampa nazionale».
24 gennaio 2012