di Katja Casagranda
Nel servizio fotografico di Panato tutte le espressioni di un artista
TRENTO. «Marinai, Profeti e Balene» è un lungo, a tratti meraviglioso e coinvolgente viaggio, che va raccontato tuttavia dalla fine. Va raccontato, cioè, da quel "Le Sirene" cantato in penombra al pianoforte da Vinicio Capossela: un artista che, atteso e osannato da gran parte della platea, ha accompagnato per mano il pubblico dell'Auditorium Santa Chiara per oltre due ore di musica, parole, immagini e movimento. Orgoglio legittimo per la rassegna Musica D'Autore che proseguirà il 22 con Antonella Ruggiero.
«Ecco vorrei tenervi ostaggi con me - dice il musicista e scrittore Capossela al terzo bis del suo concerto - in questo tempo sospeso, quello dove ci si guarda dentro e si ritrova anche chi non c'è più». E il pubblico ricambia con calore ed ovazioni per quella particolare atmosfera e quel feeling che dal palco ha abbracciato ed affascinato la sala in un crescendo di coinvolgimento. «E' una notte speciale - dice l'artista - questa del 12 dicembre, una di quelle in cui gli esseri che stanno sotto terra escono e i confini diventano più sottili fra la realtà e l'altro». E tutto il concerto si dipana in atmosfere visionarie con continui rimandi alti in cui, sul palco, si può trovare tutto.
All'uscita del teatro i commenti sono tanti e alcuni campanelli di persone si attardano nella fredda notte di Trento dove un cielo stellato prende spazio alle nuvole che poco prima gocciolina vano sulla città. «Di effetto - si sente dire - quello che colpisce sono le maschere dei personaggi sul palco, i caproni, il ciclope e l'impianto scenico attorno al concerto stesso». Sono entusiasti pure Luca e Serena, una coppia fan di Capossela: «L'ultimo disco non lo avevamo ancora sentito e forse è stato pure meglio. Abbiamo già assistito a suoi concerti, ma oggi ha superato se stesso, era ispirato e coinvolgente. Lo spettacolo era completo, andava oltre grazie alle atmosfere, le scenografie. E' strabiliante quel suo modo di raccontare la realtà e la vita, in modo umano, e oggi ci è riuscito più che mai».
Simile il giudizio del musicista e cantante Lorenzo De Santis: «Non lo conoscevo ma reputo che sia geniale, più nella teatralità che nella musica. Il modo in cui racconta la realtà e come stende i testi con ossimori e metafore me lo fa apprezzare particolarmente. Ha quasi un modo di essere visionario che affascina». Fa eco l'artista Felix Lalù: «Figo la parte concettuale, non lo seguivo più da anni. Per quanto riguarda la musica se coinvolgi con un ritmo crescente e fai ballare trascini il pubblico e quindi coinvolgi».
E' positivo anche il parere di Alain P., fresco di laurea e arrivato a concerto quasi concluso: «Molto bella la scenografia e lui è stato coinvolgente. Mi è piaciuta la commistione di racconto, musica e spettacolo che ha saputo creare immagini e appunto coinvolgimento».
15 dicembre 2011