di Carlo Martinelli
Plastici e rock, ecco i Bastard più che vivi
TRENTO. Un disco potente, semplice e bellissimo. Beh, non è che il complimento - riferito a "Per non fermarsi mai", il nuovo disco dei Tbsod, The Bastard Sons of Dioniso, etichetta Universo, in arrivo a metà novembre, per ora anticipato dal singolo "Rumore nero" -, venga da un colloquio distratto a tarda sera, tra una birra e uno sfottò, da un bar di periferia. No. Il complimento è firmato Matteo Maresi, uno dei giornalisti di punta di Rolling Stone, la rivista bibbia del rock, da che il rock è parte decisiva del panorama culturale planetario. E' così anche per l'edizione italiana che nel numero di novembre, appunto - copertina dedicata ad un settantenne che non smette di incantare, Bob Dylan - recensisce ed anticipa il disco dei nostri. E sono parole al miele. Meritate, vien da pensare. Così il disco si becca un voto da leccarsi i baffi: quattro stellette. Per dire, le stesse assegnate ad un gigante quale Brian Wilson, una in meno del nuovo epico album dei Waterboys (che però viene indicato al confine del capolavoro) ed una in più, udite udite, di quel "Lulu" che ha visto insieme Lou Reed e Metallica. Ma c'è dell'altro, nella recensione di Rolling Stone, che vale la pena sottolineare. Perché rimarca con forza quel che molti pensano, più o meno sottovoce. Lontano dalle luci della tivù e dai caravanserragli alla X Factor, i nostri non hanno che da guadagnare. Leggiamo: "I ragazzi stanno bene, hanno messo da parte le cantiche punk da matricole di lettere, hanno tolto dalle loro rubriche i producer di X Factor, ripescato i vecchi materiali, ascoltato i Them Crooked Vultures e tirato fuori undici tracce limpide come aria di montagna. Tutte in italiano (esclusa una strepitosa cover di "Tomorrow Never Knows" dei Beatles) e tutte da playlist". Capito l'antifona? Non basta. Altra stillettata rollingstoniana. "In un garage insonorizzato con i vecchi sipari del teatro comunale abbiamo ascoltato il nuovo disco autoprodotto dai Tbsod, il primo dopo la sbronza del reality show. Peccato che, a sbronzarsi, siano stati i ragionieri della major che li ha scaricati l'anno scorso". Ricordate, comunque? Rolling Stone nel 2010 dedicò ai nostri un servizio che fece rumore. Con un po' di compiacimento il giornale annota: "Siamo tornati a Vigolo Vattaro memori del viaggio che allora ci costò la fiducia dell'Ente del turismo trentino e la stima dell'intera valle dei Mocheni". Beh, poco male. Ora la stima - musicale - è tutta per i Bastard. Le trenta righe trenta della rivista valgono, ad occhio, più di una Xfactorata. Verba volant, carta manent.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
30 ottobre 2011