(segue dalla prima pagina) di Paolo Mantovan Sì, tra Regione e Provincia cominciano a immaginare una rivoluzione dei piccoli comuni. A bassa voce, senza ufficialità, ma, come dire, ormai bisogna preparare scenari. Per la verità una prima vaga idea l'avevano già buttata lì in Provincia nella scorsa legislatura e avevano chiesto a fior fior di professori di disegnare una possibile rivisitazione degli organismi democratici degli enti territoriali (in poche parole: troppi comuni, dateci una ricetta per snellire). Ma sapete come sono e come vanno queste cose: lo studio è interessante, bisogna trovare la quadra, cominciamo a discuterne, aspetta che ci sono le vacanze, poi dopo arriviamo. E invece tutto è precipitato. La prima parola difficile da digerire è stata "patto di stabilità" con quel fastidioso meccanismo di cassa per cui un Comune non può sostenere spese anche se c'ha i soldi in cassaforte. Poi è arrivato lo stop al turn over del personale, poi la crisi è diventata vera e non solo di previsione, e poi borse, Tremonti, rating e spread: il diluvio. Il
patto di stabilità sarà esteso ai comuni tra i mille e i tremila abitanti (e in Trentino sono 88) e i più piccolini, i comuni-peluche, hanno gli occhi fuori dalle orbite perché sentono puzza di soppressione. E così, in quattro e quattr'otto sono nate, con riunioni tutt'altro che carbonare, le ipotesi di fusioni di Comuni e, soprattutto di
Unioni di servizi fra i Comuni. Perché, soprattutto Unioni? Semplice, cari miei, perché la fusione è l'abbattimento di campanili, mentre l'Unione mantiene il municipio e in più porta in dote un bel premio di 500 mila euro. Accidenti, corri tu che corro io prima che quei dobloni se li magni qualcun altro. Però anche qui la sorpresa è dietro l'angolo: potrà la Regione elargire decine di
premi da 500 mila euro ai Comuni che uniscono i servizi? Mah, ai posteri la facile sentenza. Anzi, ve la diamo noi: l'assessore regionale Roberto Bizzo ha già fatto le bizze per i compensi degli amministratori comunali (specie quelli trentini che sono migliaia), figuriamoci se prende mano al portafoglio per premiare questa alluvione di "unionisti". Mica si chiama Amistadi. Il sindaco Flavio Pedrotti, di
Dambel (424 anime), in val di Non, sta raccogliendo mele. Allora, sindaco, a voi sindaci fin dove stringono la cinghia? «Ci stringono il cappio» risponde spulciando le mele buone dalle cattive. «E poi quest'anno che anno! Ci si è messa pure la grandine a spazzolarci mele in gran quantità». Fermo lì, parliamo dei
comuni-peluche. «Guardi, un po' per volta dovremo fare scelte impopolari, e la strada obbligata è quella di unire i servizi. Il problema è che temo ci sia il rischio di avere alcuni comuni poveri di periferia, ridotti a dormitorio, e altri, più ricchi per entrate proprie, che la faranno da padroni, creando differenze e soprattutto un territorio frastagliato». E allora chi ci metterà la faccia per fare il sindaco? «Ecco, mi legge nel pensiero. Sarà difficile. I cittadini sono sempre più esigenti e le risorse sono sempre meno. Credo che si debba tornare a fare politica: siamo troppo concentrati - non solo praticamente ma anche per cultura - a badare alle cose materiali. Forse il Trentino deve tornare un po' indietro. Tornare a valutare le cose essenziali». Tornare indietro? Sarà possibile? Sì, forse sarà anche necessario. Ma intanto si tentano ancora le strade praticabili per non perdere nulla. È il caso dell'Alta Anaunia, proprio a ridosso di Dambel. «Noi siamo pronti: domani (giovedì) andremo in consiglio comunale a presentare il progetto per l'Unione di sei comuni» spiega il sindaco di
Cavareno (1048 abitanti) Gilberto Zani. I comuni sono Cavareno, per l'appunto, Romeno, Sarnonico, Ronzone, Fondo e Malosco. Altri tre potrebbero unirsi ma per ora si sono defilati. Ma, voi, caro Zani, siete alla ricerca del premio? «Certo che sì. Se si vuole dare il via a una spirale virtuosa bisogna incentivare le unioni. Badate bene che non è un progetto contrario alla Comunità di Valle, ma è ormai essenziale per rendere ben dotati ed agili i comuni. E, soprattutto, bisogna incentivare questi cambiamenti perché sono quelli più veri, sono quelli che vengono dal basso». Filosofia pratica nonesa, direte voi. E invece stessa strada stanno perseguendo anche
in Valsugana, con Strigno, Villa Agnedo, Samone, Bieno e Spera. È una corsa contro il tempo: vogliono presentare il progetto entro il 30 settembre. Ma saranno corse "premiate"? A Roma ogni giorno se ne sente una nuova: via i Comuni piccoli, via i consigli comunali, via le Province, via tutto. E anche a Trento non si sta più tranquilli sotto l'ombrello dell'autonomia, perché anche quello c'ha i buchi. Gli sparano contro. Il sindaco di
Dro (3.388 abitanti), Vittorio Fravezzi, ha già preso le misure ai giri di vite. E dalla sua posizione di "assessore del Consiglio delle autonomie", nonché membro del triumvirato dell'Upt cerca di guardar lontano. Che poi significa guardare di qui all'anno venturo, se tutto va bene (bene si fa per dire). «Credo che tutti i sindaci debbano mettersi in discussione. È chiaro a tutti ormai che dovremo immaginare un Trentino più leggero, con i Comuni forniti di poche sovrastrutture pur garantendo la democrazia». Ah, bella soluzione: ridurre all'osso le rappresentanze ma garantire lo stesso il confronto democratico. Mica facile, caro Fravezzi. Però è vero che anche in Provincia (e soprattutto in Regione) si comincia a ragionare, a valutare se non si possa inventare un nuovo meccanismo che si regga su un sindaco, un suo vice e un'assemblea popolare di controllo. Insomma, la via trentina al
borgomastro. Ma può davvero essere questa la soluzione? «Non lo so - ci risponde Ruggero Felicetti, sindaco di
Ospedaletto (804 abitanti) - L'idea di una sorta di borgomastro può essere valutata: senza giunta e con un consiglio ridotto, sì, forse si può fare. Ma non credo sia quello il vero e unico risparmio da fare. Cosa volete un consiglio costa 40 euro di gettone a seduta per ogni consigliere: si riunisce circa sei volte in un anno, non mi direte che è qui che va in bancarotta lo Stato. Piuttosto ci sono comuni più grossi con aziende e società ricche di nomine: indennità varie. Servono tutte?». E torniamo a Flavio Pedrotti, sindaco di Dambel. Raccolte le mele? «Sì, ma sono più quelle che daremo all'industria che non alla commercializzazione». E se anche le mele fanno succhi di frutta...
28 settembre 2011