di Carlo Bridi
Mario Pojer chiede più rappresentatività per i vignaioli
TRENTO. Mario Pojer secondo il suo stile diretto non usa mezzi termini nel definire molto preoccupante la situazione che si è venuta a creare dopo la decisione della giunta provinciale di riservare sei posti nella Consulta sul vino alla cooperazione ed uno soltanto ai vignaioli. «Il Trentino vitivinicolo - afferma - dovrebbe essere rappresentato in questo organismo in modo diverso». Ma non si limita a discorsi generici: fa una proposta concreta mutuandola dalla regione dello Champagne. «Dovremo prendere l'esempio da quella regione prima nel mondo vitivinicolo, dove da sempre funziona il Civc che rappresenta tutti. Da una parte vi sono le grandi maison che rappresentano il 70% delle vendite e dall'altra i vigneron siano essi indipendenti che associati in cooperativa». E Mario in questi giorni respira veramente un'aria europea, ma ancor più francese, perché da ieri i vignaioli trentini assieme e quelli dell'Alto Adige, in collaborazione per l'aspetto organizzativo con l'Istituto agrario di San Michele ospitando l'Associazione dei vigneron d'Europe (Cevi). Per tre giorni i vertici dei vigneron europei si confronteranno all'interno del loro Cda sulle tematiche del vino, anche per concordare una linea strategica di difesa in contrasto con le grosse lobby europee. «I vigneron non hanno problemi solo in Trentino - sottolinea Pojer - ma anche in Europa dove con lo strapotere delle grandi aziende se non ci fossero i vigneron francesi molto ben organizzati saremmo travolti, in quanto la nostra politica è sempre in contrasto con le lobby delle grandi aziende. Per questo non mi meraviglia questa polemica locale», ma precisa subito: «I nostri partner non sono i consorzi di secondo grado, ma sono i vignaioli soci delle cantine sociali di primo grado. In questo comitato dovremo essere presenti in sei vignaioli dei quali tre soci di cooperative e tre vignaioli singoli. Dall'altra i sei che rappresentano i grandi consorzi di II grado, la Nosio, e qualche altra rappresentanza della commercializzazione che fa capo alla cooperazione, gli industriali e i commercianti. Civc trentino dovrebbe essere presieduto da un personaggio che in Francia è il Commissario dello Stato e da noi potrebbe essere designato dalla Provincia. Ci saranno due presidenti uno dei vignaioli ed uno dei grandi consorzi». «Per uscire da questa situazione ci vuole un serio sforzo comune - afferma Pojer - e io credo che questo modello francese potrebbe andare bene anche per noi. D'altro canto in questo modo la cooperazione avrebbe i sei posti che chiede ed i vignaioli avrebbero la loro rappresentanza adeguata. Ma attenzione: dobbiamo uscire dalle logiche di fare ciò che chiede il mercato e proporre e valorizzare i prodotti del nostro territorio. In un mercato mondiale l'unica salvezza può venire dal saper proporre un prodotto di nicchia, dobbiamo globalizzare le nicchie siamo piccoli dobbiamo valorizzare le nostre produzioni. Il nostro obbiettivo non è quello di contrapporci a nessuno ma di lavorare assieme. Certo, in Trentino quando siamo in una cooperativa c'è un voto a testa, perchè quando la cooperazione esce all'esterno questa regola non c'è più?». E alla Pojer e Sandri come vanno le cose? «Come in tutte le famiglie abbiamo le nostre discussioni, ma i nostri progetti continuano. Anche ora ne abbiamo due importanti avviati che sono oggetto di studio anche dall'Università di Milano ed altri ci frullano già in testa».
20 aprile 2011