Addio don Chiarani, prete degli ultimi

Nato a Drena 89 anni fa, è stato tra i fondatori dell'Arcivescovile

     TRENTO. Si è spento, all'ospedale San Maurizio di Bolzano dove era ricoverato da qualche giorno, don Fabio Chiarani: aveva 89 anni, e abitava nel cuore della Bolzano italiana, in via Torino. Accanto a lui fino all'ultimo la signora Norma, fedele collaboratrice da 44 anni. La messa di suffragio martedì alle 13.30 nella chiesa di Cristo Re a Bolzano, poi alle 16.30 il funerale nella sua Drena, il paese dell'Alto Garda dove, nel 2008, ha festeggiato con una grande cerimonia i 60 anni di sacerdozio. Quella domenica a Drena accanto alle autorità religiose e politiche, agli alpini (nel 1944 era stato con loro in Albania) la tanta gente comune conosciuta nei lunghi anni di sacerdozio. Bastano due cifre per fotografare la sua attività pastorale: ha celebrato 1371 matrimoni e oltre 1000 battesimi. Fino all'ultimo, è stato un vulcano di idee. Uno che possedeva un entusiasmo contagioso capace, cosa non facile, di conquistare anche i ragazzi.  Chiarani era nato il 20 gennaio 1922 a Drena ed era stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1948 a Trento. Dopo l'ordinazione sacerdotale era stato cooperatore a Vigo Lomaso fino al 1951. Il suo amore per i ragazzi l'aveva dimostrato molto presto, negli anni '50, quando, con pochi soldi, con don Lorenzo Dalponte, creò nell'arco di 12 anni il collegio Arcivescovile. Poi la missione bolzanina, cominciata nel 1962. Don Chiarani è stato nelle parrocchie Don Bosco, Regina Pacis, Tre Santi, Cristo Re. Ha insegnato per 35 anni alle Longon, dove per tutti gli studenti era «Donfi». Quindi l'impegno a Caldaro, dove fino al settembre di tre anni fa ha curato l'attività pastorale del gruppo italiano. Noto per il coraggio con cui affrontava dal pulpito temi scottanti; amava le provocazioni per scuotere le coscienze.  Nel 2000 per la messa di Natale, a Caldaro, pensa ad una formula speciale che metta assieme cattolici e musulmani. In chiesa, accanto a sé, vuole anche i macedoni ospiti del villaggio di Castel Firmiano. Arriva la bacchettata del vescovo di allora Egger, l'opinione pubblica si divide; lui replica: «Un atto simbolico per riflettere».  Natale 2008, don Chiarani nell'omelia apre a separati e divorziati esclusi dalla Chiesa dal sacramento dell'eucarestia. La Curia è in imbarazzo. Molti sacerdoti prendono le distanze, ma lui tira dritto convinto com'è che Dio non escluderebbe mai dalla "sua mensa i suoi figli". A don Chiarani, in quei giorni, sono arrivate 70 mail: tutti d'accordo tranne quattro.  Il sacerdote è sempre stato vicino agli ultimi. Per questo quando, alcuni anni fa, è scoppiata la polemica sull'opportunità di realizzare una chiesa faraonica, dedicata a Madre Teresa di Calcutta, nel quartiere Firmian a Bolzano, don Fabio era sceso in campo per denunciare lo sperpero. «E' uno schiaffo morale a madre Teresa di Calcutta che ha sfamato le "pietre vive", ovvero i poveri della terra. Dio delle pietre morte, marmi e pitture, non sa cosa farsene», aveva detto. Don Chiarani ha contribuito a costruire due chiese a Trento; e a Bolzano ha avviato la realizzazione di San Pio X e Tre Santi.

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    05 febbraio 2011
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