Michele Facci e, sopra, Dalvit
TRENTO. Michele Facci, 24 anni di Mezzocorona, è un formatore esperto di psicologia "applicata" all'informatica. Laureato in Scienze e tecniche e di psicologia cognitiva applicata alla facoltà di Rovereto, collabora con diversi istituti scolastici, cura il sito internet www.pericolidiinternet.it e, su queste tematiche, ha pubblicato anche un libro, edito da Erickson, dal titolo "Le reti nella rete".
Dottor Facci, quali sono i pericoli del web per i più giovani? I pericoli sono diversi e spesso vengono sottovalutati sia dai "nativi digitali" che dagli adulti. Certo, i minori sono più esposti perché scoprono questo mondo da soli. Quando si dà un computer ad un ragazzino, non gli si spiegano rischi e potenzialità e questo impedisce un approccio critico.
Quali le conseguenze? Può nascere un abuso o una dipendenza nei confronti del web. Capita che i giovani diano più importanza a relazioni virtuali rispetto a quelle reali, con inevitabili ripercussioni sui rapporti sociali.
Facebook ha amplificato queste problematiche? Facebook permette di conoscere moltissime persone nuove, ma questo è anche pericoloso perché non si sa chi ci sia dall'altra parte dello schermo. Servirebbe un approccio diverso alle tecnologie e per questo va diffusa una cultura digitale.
Per diffondere questa cultura digitale, a suo avviso, quali strade si possono imboccare? E' necessario lavorare in rete: famiglie, scuole parrocchie. Bisogna capire che ai bambini non si può più insegnare solamente ad attraversare la strada, leggere, scrivere e fare di conto. Sin da piccoli devono sapere che il computer e internet sono dei mezzi con grandi potenzialità, ma che nascondono anche dei pericoli. Serve un lavoro sistematico in questa direzione e fortunatamente, in Trentino, come dimostra l'iniziativa "Safer Internet Day", si sta imboccando la strada giusta. (j.t.)
04 febbraio 2011