Università, premio con beffa finale

L'Ateneo trentino è l'unico a migliorare, ma il milione promesso non arriva

    di Jacopo Tomasi  TRENTO. L'Università di Trento è l'unico ateneo d'Italia, assieme al Politecnico di Torino, che nel 2010 ha migliorato le performance rispetto all'anno precedente. In base ai criteri di merito, nonostante i tagli previsti dal governo, avrebbe dovuto ottenere un finanziamento "premio" di 1 milione di euro. In realtà questa cifra, a Trento, non arriverà mai: il Ministero ha costretto a cederla per aiutare gli atenei con i conti in rosso.  La situazione è paradossale, come spiega, fortemente amareggiato, il rettore Davide Bassi. "In questo paese si parla tanto di merito, ma in realtà non si fa nulla per applicarlo davvero. Il Ministero ha cercato di mettere gli atenei italiani in competizione tra loro, per migliorare gli standard, ma quando doveva fare sul serio, anziché premiare chi è virtuoso, ha fatto tutt'altro. In sostanza, in Italia se uno corre più degli altri, invece di premiarlo gli si legano le gambe per evitare che vada troppo veloce". La metafora calza a pennello. L'Università di Trento, così come il Politecnico di Torino, nel 2010, ha corso più degli altri, migliorando sia in didattica che in ricerca le performance del 2009. In base ai criteri di merito, nonostante un taglio generalizzato dei fondi del 3,7%, l'ateneo trentino avrebbe dovuto ottenere un "premio" attraverso un finanziamento di circa 1 milione di euro (con un aumento del budget previsto dell'1,5% rispetto al 2009). In realtà, in via Belenzani non arriverà un euro in più rispetto all'anno scorso. Scordandosi completamente del merito, infatti, il Ministero ha stabilito che gli atenei con i risultati migliori (Trento e Torino, appunto) dovevano rinunciare al finanziamento per aiutare le università peggiori. Il famoso laccio attorno alle gambe. Molti atenei in dissesto finanziario e con performance scadenti (Messina, Palermo, La Sapienza di Roma, Federico II di Napoli, Perugia, Cagliari, Bari, Venezia Iuav) se si fosse applicato il principio di meritocrazia avrebbero dovuto subire un taglio di risorse superiore al 10%. Per evitare questa "mazzata" il governo ha deciso di usare i fondi degli atenei più bravi per "tappare il buco" e fare in modo che i tagli non superassero il 5,5%. In questo modo, però, non si rilancia un sistema universitario già in difficoltà. Così non si spronano di certo le Università italiane ad avvicinarsi agli standard europei, come Trento sta facendo da anni. Anche per questi motivi il rettore Bassi spinge per la delega alla Provincia. "Non so se la soluzione sia la regionalizzazione delle università, certo piazza Dante non ci ha mai lasciato in braghe di tela", ammette. Infine, un ultimo aspetto può aiutare a far capire come il sistema universitario italiano navighi a vista. Il decreto sull'assegnazione del Fondo di finanziamento ordinario 2010 è stato approvato alle quattro del pomeriggio del 31 dicembre scorso. Come può lavorare un ateneo, sapendo l'ultimo dell'anno le risorse su cui può fare affidamento?"Fortunatamente gli 80 milioni di euro previsti per l'Università di Trento erano stati anticipati dalla Provincia l'estate scorsa", conclude il rettore.
    13 gennaio 2011

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