Il comitato altoatesino «No al biodigestore di Cadino»
CADINO. Torna alla carica il comitato altoatesino contro il biodigestore a Cadino. «Da poco è stato chiuso l'impianto di Pasina proprio per gli odori: chiediamo subito alla Provincia di Trento una legge sulle emissioni». Del comitato «No al biodigestore di Cadino» fanno parte cittadini e politici di Salorno, Cortina e Magrè, che si sono ritrovati per discutere la nuova situazione venutasi a creare dopo il sequestro giudiziario dell'impianto di compostaggio di Pasina, nei pressi di Rovereto. «La stessa sorte - sottolineano Silvano Gottardi, Michele Girardi e Stefan Franceschini - era toccata in Trentino all'impianto di Levico». «Ciò non fa che rafforzare - spiega Gottardi - la nostra opposizione al biodigestore a Cadino, che a questo punto non diventerebbe solo il più grande impianto del Trentino, ma anche l'unico, visto che dei 6 impianti pianificati 2 sono stati chiusi, mentre per gli altri non è stata trovata un'ubicazione». Il vicepresidente del Comitato Franceschini chiede «che la Provincia di Trento, prima di pensare a nuovi impianti, regolamenti costruzione, gestione e controllo di quelli pianificati o esistenti. Serve, inoltre, in tempi rapidi una legge provinciale con precisi limiti sulle emissioni odorose». Michele Girardi, altro membro del comitato, spiega di aver appreso dai media «che, a seguito di quanto accaduto a Pasina, l'assessore Pacher pare intenda accelerare l'iter di progettazione dell'impianto di Cadino». I residenti sono preoccupati. «Le persone che incontro - prosegue Girardi - esprimono i loro timori e rinnovano l'appoggio al Comitato. Posso garantire a nome di tutti che andremo avanti, più determinati che mai, con questa battaglia e terremo informata la popolazione».
11 novembre 2010