Torna a far parlare di sè la cura Di Bella, il cocktail di farmaci inventato dal medico modenese e in auge qualche anno fa come terapia anti-tumori. Questa volta però il metodo alternativo sarebbe servito a far guarire una giovane paziente trentina affetta da sclerosi multipla, che dopo la cura ha chiesto e ottenuto dal tribunale il rimborso delle spese sostenute. Così l'azienda sanitaria è stata costretta a pagare: secondo i giudici non ha importanza che la scienza medica non accrediti la cura, basta che funzioni
di Luca Petermaier
TRENTO. Poco importa se altri farmaci ufficiali, forse, avrebbero avuto gli stessi benefici. Questo non è provato e non sono provati nemmeno i rischi di eventuali effetti collaterali. La cura Di Bella, invece, su di lei si è rivelata quasi miracolosa: la malattia si è fermata e la paziente è tornata a vivere. Per questo l'Azienda sanitaria è stata condannata dal tribunale a pagare ad una ventisettenne affetta da sclerosi multipla le cure a base del noto coktail di farmaci.
E' una sentenza importante quella emessa dal collegio formato dai giudici Battista Palestra, Giorgio Flaim e Giulio Adilardi. E' importante perché riconosce per la prima volta in Italia che anche per la sclerosi multipla valgono gli stessi principi del cancro: se una cura non ufficiale si rivela indispensabile e insostituibile per il paziente, questi ha il diritto di ottenere dallo Stato il rimborso delle relative spese mediche. E' l'affermazione del più generale diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione che trova nell'assistenza sanitaria pubblica la concreta realizzazione. Spesso, però, per colpa di cavilli legislativi o interpretazioni poco chiare il paziente è costretto a mettere mano al portafoglio per coprire i costi di cure che - nonostante siano pienamente efficaci su di lui - non sono riconosciute come «ufficiali» dai protocolli del ministero della Salute.
E' il caso del notissimo cocktail di farmaci del professore modenese Luigi Di Bella, mai riconosciuto come metodo ufficiale benché siano state compiute sperimentazioni ministeriali e molti pazienti dichiarino di essere guariti grazie ad esso. Al metodo Di Bella si è affidata qualche anno fa anche la paziente trentina, una giovane donna affetta da sette anni da sclerosi multipla. Le cure ufficiali, nel suo caso, non si sono mai rivelate efficaci. Per molto tempo la donna si è sottoposta all'ospedale di Bolzano a sedute di "interferone", uno dei farmaci consigliati dalla medicina nella lotta alla sclerosi multipla. La paziente, tuttavia, non ha mai risposto con soddisfazione alle cure. La malattia non si bloccava e gli effetti collaterali erano ormai insopportabili: forti emicranie, insonnia e nausee insopportabili.
Un giorno la scelta di tentare un'altra strada. La giovane paziente decide di rivolgersi al medico modenese Andrea Verna che prescrive una terapia integrativa basata sul metodo Di Bella. Siamo nel 2005 e subito le condizioni di salute migliorano. La donna - una dipendente comunale - riesce a rientrare al lavoro e persino a fare sport, mentre la malattia sembra fermarsi. A questo punto - grazie all'intervento dell'associazione «Assosalute» che tutela i pazienti trentini fornendo loro anche assistenza legale - la donna si rivolge all'avvocato Claudio Severini che presenta un ricorso urgente contro l'Azienda sanitaria che si rifiuta di pagare le spese per il metodo Di Bella.
Benché una consulenza riconosca l'indispensabilità e l'insostituibilità della cura per la paziente, il giudice nega il rimborso: non c'è certezza che altre cure ufficiali non avrebbero avuto esiti altrettanto efficaci. Viene presentato reclamo e stavolta il tribunale dà ragione alla paziente: non c'è prova che gli altri farmaci ufficiali (il Copaxone o l'Azt) possano pienamente sostituire il metodo Di Bella. Per la paziente è una vittoria su tutti i fronti: non solo potrà continuare a curarsi con il cocktail, ma le spese le verranno rimborsate dall'Azienda sanitaria. E ora l'avvocato Severini partirà con una causa civile per ottenere il rimborso di quanto già versato dalla donna.
28 marzo 2008